Food

Un libro senza fine

Parlare di cibo in Emilia Romagna dove è in auge il culto della buona cucina significa aprire un volume senza fine. I primi piatti sono immancabili su ogni tavola che si rispetti e la pasta fatta in casa, per la massaia o il cuoco, è operazione quotidiana. Sugli Appennini, soprattutto sopra i 700 metri dove coltivare non è più soltanto un’arte ma significa affidamento alle vicende climatiche, c’è la cultura della cucina locale, che sfrutta le risorse dell’orto e della natura, di ciò che cresce spontaneamente nei prati e nei boschi. Diventa indispensabile, per una buona sopravvivenza, riconoscere le erbe spontanee e imparare a cucinarle, come si fa con i funghi. Ecco che così l’alimentazione diventa ricca di nutrienti che portano benessere e rafforzano il corpo.

Potremmo aprire un capitolo sui fiori e, prima o poi, lo faremo scrivendo ricette e proprietà dei fiori; per il momento vogliamo farvi riflettere su un pensiero di Louis Aragon:

Dalle esposizioni di fiori scaturisce una tale armonia che il cuore è quasi purificato da tutte le brutte cose che lo ingombrano ogni giorno. I loro stessi nomi sono un incantesimo: azalea, magnolia, bella di giorno, narciso, tuberosa, peonia di Cina, lillà.

Nei prati vicino a casa si trovano fiori di tarassaco da conservare come i capperi, si trovano le “sprelle” da cucinare come gli spinaci, le ortiche, la rosa canina, l’acacia e molto altro…

Alcuni cuochi nati in Val Nure si sono trasferiti in Francia e hanno unito alla loro arte piacentina quella del Paese che li ospita: è nata così un’arte nuova di cucinare, evoluta e raffinata che sa donare gioia ai palati più difficili.

Possiamo cucinare insieme o, insieme, girare per trattorie e osterie che nella zona si trovano in diverse località limitrofe. La spesa per un abbondante pranzo o cena si aggira sempre fra i 15 e i 20 € circa.